MARGOPOLIS

Me, and You, and bla bla bla...
venerdì, 04 aprile 2008

Comunicazione di servizio

Non so come sia successo, ma sono finita qui.
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categoria: proust, io


sabato, 29 dicembre 2007

Il delirio di Capodanno



Non so sarà l'anno bisestile la lontananza la difficoltà di giungere ad un comune sentire, fatto sta che mai come quest'anno si è rivelato in tutta la sua complicazione il fatidico evento, il capodanno.
Chi preferisce stare a casa, chi si ammala a tempo debito, chi vorrebbe una festa indimenticabile e chi invece vorrebbe solo dimenticare, chi vorrebbe stare tra pochi intimi e conosciuti e chi invece si infila in una discoteca strapiena di perfetti sconosciuti, chi se ne va dalla sua città e si fa 300 kilometri e chi da un altra città si fa altri 300 km per andare dove il primo era fuggito, in un rigurgito e movimeento collettivo per tutta la penisola. Perché mai il capodanno deve gettare tanto scompiglio? Ed è facile dire, fai finta di niente, una serata come le altre. Tutti sanno, anche senza voler sapere, che non è una serata come le altre, se non altro perché piazzata lì, in mezzo alle festività, risulta come un punto nero da dover estirpare e tutti s'affannano a trovare il modo migliore. Ancora ad oggi, adesso, 29 dicembre, alcuna idea di dove mi troverò il 31. Niente di nuovo sotto il sole, è solo un altro anno che se ne va e uno nuovo che inizia.

(foto di doc18)
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categoria: dubbi


lunedì, 03 dicembre 2007

Se fossi in voi io ci andrei (ma magari aspettatemi che ci andiamo insieme)


Roy Lichtenstein. New York, 1964

Ugo Mulas @ PAC

UGO MULAS. LA SCENA DELL'ARTE, Pac, Milano - dal 5 dicembre al 10 febbraio.
Inaugurazione martedì 4, ore 21.30.

(e contemporaneamente anche al MAXXI Museo delle Arti del XX Secolo, Roma - dal 4 dicembre al 3 marzo).
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mercoledì, 28 novembre 2007

Perché odio twitter

Nell'universo delle cose importanti o utili da comunicare questa ha il penultimo o ultimo posto. Eppure non posso esimermi dal farlo, visto la viscerale intemperanza che la governa.

Io odio Twitter. Un odio sordo, quasi violento. Sono andata in giro a cercare "odio twitter" o "I hate twitter" su google e ho scoperto che questo è un sentimento condiviso. Ovviamente la cosa non si ferma a questioni tecniche (è lento) o estetiche, ma va più a fondo, e si riferisce alla sua essenza e al suo uso.

Il mio odio per Twitter è pargonabile solo a quello per il film "Lost in Translation" (odio che richiederebbe un discorso a parte). Probabilmente i due odii hanno dei punti in comune. Ci penserò su. E magari ne scriverò.

Ma torniamo a twitter. Non so se tutti lo conoscete. Troverete definizioni roboanti e miracolistiche, del tipo "lo strumento del nuovo millennio" e stronzate del genere. Niente di ciò è vero. Di fatto hai una tua pagina, puoi cercare i tuoi amici che hanno a loro volta la loro pagina, etc. Diventate amici. Tu leggi le loro cose. Loro leggono le tue cose. Che cosa ci si scambia? Battute. Hai a disposizione 140 caratteri, tipo un SMS, per dire quello che stai facendo. Del tipo "Pippozzo is...." e tu scrivi quello che stai facendo. In realtà, ovviamente, la gente lo usa per i piu diversi usi, non dicendo esattamente quello che stai facendo in quel momento. Ecco i più diffusi.

  • C'è chi ti informa di ogni cosa che sta per bere e/o mangiare, in tempo reale, tutti i giorni.
  • C'è chi ti informa di ogni cosa che sta leggendo/ascoltando/vedendo, in tempo reale, tutti i giorni.
  • C'è chi ti informa su che cosa sta lavorando, in tempo reale, tutti i gironi.
  • C'è chi ti informa su dove si trova in quell'esatto istante, a cosa sta pensando, che temperatura c'è fuori, in tempo reale, tutti i giorni.
Ora, ha perfettamente ragione questa Helen A.S. Popkin a titolare il suo articolo : "Twitter Nation: Nobody cares what you're doing". Esatto. Non me ne importa niente di sapere tutte queste cose. Voglio molto bene ai miei amici, davvero. Mi interessa sapere di loro, è ovvio. Ma NON con twitter. Twitter me li fa odiare tutti, non uno escluso. L'impressione che ne ricevo è di qualcuno che si senta sempre così importante da dover condividere ogni suo gesto/scelta/azione con una platea indistinta, in un narcisismo ed esibizionismo virtaul-reale che mi fa venire il voltastomaco.

Ora, voi direte, echettenefrega? Non sei obbligata a stare su twitter! Ecco. La risposta è sì e no al tempo stesso. Vuoi stare su twitter perché ci sono i tuoi amici e senti in un qualche modo che ha senso esser lì, tu che comunque usi vari mezzi. Ma allo stesso tempo non vorresti esserci, e vorresti che gli altri arrivassero ad odiare il mezzo tanto e come te. E quindi attui delle pratiche di resistenza.

Ho trovato uno (Becavolt) che propone di attuare una pratica Antitwitter. In che cosa consiste? Ti costruisci la tua pagina twitter, con i colori invertiti (tutto black, per intenderci) e scrivi solo falsità, cose non vere.

Questo atto di resistenza richiede troppa fatica, per il mio conto. Io ho adottato altre pratiche. Ho sottoscritto il twitter del New York Times, della Commissione Europea, di Walter Veltroni e di Stepehen Colbert, nella speranza che inviino talmente tanti messaggi che lo strumento diventi quasi impossibile da essere usato (troppo poco tempo per leggere tutti i messaggi, e - soprattutto - affogamento nella mischia dei messaggi del tipo "Pippuzzo si sta preparando gli speghetti al peperoncino" che altrimenti avrebbero troppo risalto). L'altro atto di resistenza da me escogitato è quello di scrivere cose estremamente stupide e tautologiche, sperando che gli altri utenti-amici un giorno vengano illuminati e capiscano l'intriseca stupidità di twitter - e il suo potere deformante. Scrivo cose del tipo "m. è seduta", "m. legge", "m. guarda", "m. respira". Chissà, chissà se servirà a qualcosa.

Amici, è un appello! Liberatevi dalla schiavitù dell'esibizionismo! Ribellatevi alla dittatura del narcisismo! Accettate l'idea di essere molto, incredibilmente molto simili a qualunque altro essere umano e siatene felici. Uscite da twitter!
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categoria: cronache marziane, proust, things to do


martedì, 27 novembre 2007

Nina en concert!




First video of Really Really Do album direct by Grameme Pearce.

Nina, indie-musicista irlandese è finalmente in tour in Italia. Purtroppo non potrò venire ai concerti...ma voi sì!

DECEMBER 2007

friday       7th - udine, no fun
saturday   8th - torino, el barrio
sunday     9th - milano, la casa 139
tuesday  11th - roma, init
friday     14th - napoli, rising south
saturday 15th - carpi (mo), mattatoio

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venerdì, 23 novembre 2007

PANDA!

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lunedì, 19 novembre 2007

Appunti di visioni

A stare in Germania, ti fai una cultura di tante cose che da noi sono lontane, o in sottofondo, o dietro le quinte.

Ieri su Arte (che in realtá é un canale francese, ma vabbé) c'era il film "The Man Who Captured Eichmann" (1996), una specie di DocuDrama, come lo chiamano qui, sul tizio che è risucito a beccare e improgionare e poi portare dall'Argentina in Israele, l'ex colonnello nazista Adolf Eichmann, colui che era responsabile dell'organizzazione e del funzionamento dei trasporti durante il Nazismo. Fu lui, per intenderci, ad organizzare l'identificazione e il trasporto delle vittime ai vari campi di concentramento. Nel 1960 Eichamnn venne catturato dai servizi segreti israeliani, il Mossad, e trasferito in Israele. Il Mossad è anche al centro del film Munich di Steve Spielberg. E il Mossad c'entrava pure con il documentario che ho visto dopo il film su Eichmann, L'espion au champagne (Allemagne, Israel, 2006, 88mn, di Nadav Schirman). Qui si parla di Gur Arie, un agente segreto israeliano infiltrato in Egitto che a furia di vivere sotto mentite spoglie, sviluppa una sorta di schizofrenia e comincia a condurre una vita parallela che finirà per cancellare quella sua precedente. Un personaggio stranissimo e affascinante, il tutto narrato dal figlio, che oggi vive negli Stati Uniti.
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venerdì, 16 novembre 2007

A volte ci sono anche delle buone notizie

Qui e qui!



(foto di isthisyou@flickr)
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giovedì, 08 novembre 2007

La verità inesistente

La cosa che trovo davvero più riprorevole dei (tanti) comportamenti dell'ex presidente del Consiglio italiano, è la costante, imperterrita, indifferente e strafottente inversione della realtà. Quando un politico riesce, può, si permette di travisare costantemente la realtà, negando le evidenze, stravolgendo fatti e numeri, creando una realtà parallela in cui non vige più alcuna regola di verità, egli riesce in quel momento a fare il più grande (e grave, a mio avviso) atto sovversivo, perché impedisce a noi (cittadini, elettori, persone) di poter (e voler) mai più pretendere da chi ci governa atti di veritá ed onestà, anche e soprattutto verbale. Alla fine, in questo modo, chi distrugge la verità ne diventa l'unico propietario e despota.

Tutto questa riflessione nasce dall'aver letto con sgomento che Berlusconi smentisce pubblicamente di aver mai "cacciato" Biagi dalla TV pubblica. Le parole, mein Gott, le parole sono sempre così importanti....
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mercoledì, 07 novembre 2007

Generation Xperience



(post in arrivo)
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